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E' una ballata tesa e ipnotica, molto elettrica, con addirittura delle trombe squillanti e apocalittiche verso il finale, che dà voce a un condannato a morte in toni più crudi e fieri che drammatici.
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Uno dei fascini maggiori di questo pezzo risiede per me nella slide di Lee Ranaldo (chitarrista) sul ritornello: un fraseggio molto semplice che armonicamente, per via dell'accordatura del tutto particolare sul suo strumento, acquista una sonorità memorabile. E' chiaro che non è il solo motivo a rendermi fantastico questo pezzo...
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Un country alla sua maniera, con un arpeggio alla chitarra acustica caldo e ineguagliabile. Il tiro dei musicisti è tanto irresistibile quanto indolente. Il ritornello l'avrò cantato e urlato centinaia e migliaia di volte.
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Un pezzo dal lirismo struggente e un cantato che lo evidenzia in modo quasi disperato, appropriato al soggetto descritto. Sound rock della band spettacolare.
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Semplicemente una melodia e una cadenza impagabili. L'utilizzo del dialetto genovese le conferisce una singolarità molto efficace. Il ritornello ha un calore fantastico.
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Una canzone perfetta. Dolente. Misteriosa. Immaginifica. Poetica. Con i cori angelici femminili così suadenti e quasi trascendenti.
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Pezzo intenso e estremamente lirico, non solo nelle parole di Morrisey, ma anche nel contesto musicale, incredibilmente adeguato.
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Pezzo che ha segnato la mia adolescenza. Bellissimo tutt'ora in un album altrettanto bello e epocale.
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Dylan inarrestabile come la musica, con un torrente di parole che trascina fra Giovanni Battista, i Filistei, Beethoven, Galileo, e una pletora di altri personaggi. Impossibile star fermi con il piede.
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Pezzo che ha infiammato il mio cuore di giovane invasato di rock e punk. Anch'esso struggente nella sua melodia. Finalone (per la verità lunghetto, a un riascolto oggidì) da urlare a sqaurciagola, immaginandosi come il protagonista, solo e malinconico nella pioggia.
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Pezzo voluttuoso, lussurioso. Pelle nera ai piedi, sulle gambe, in testa. Frustini. Bende. Feticismo. Odore di sesso. Decadenza a go-go. E una musica che sarebbe andata a influenzare miriadi di gruppi da lì in avanti. Fino ai giorni nostri.
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Post punk al suo meglio. Pezzo da ballare, estremamente sensuale, con un cantato (Ian Mc. Colloch) spettacolare.
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Post punk anche qui, ma con una presenza della componente elettrico-sperimentale in sostituzione della melodia che influenzerà tanti chitarristi rumorosi e dissonanti a venire. Ma anche la ritmica non scherza, e regala momenti irrefrenabili.
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Un gruppo con probabilmente poco appeal estetico per rimanere e sfondare al di là dei circuiti underground, nei quali hanno suonato e sono sopravvissuti finché hanno potuto, ma con un sound ineguagliabile e un cantante originalissimo nei suoi toni bassi. Li ho amati tantissimo.
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